giro il mondo e te lo racconto. e la faccia sempre ci metto!

Eccomi

Utente: sfig
Nome: sfig sfig

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Ultimi Commenti

Mauris86 in Sfig è in viaggio!

Archivio

oggi
luglio 2008
maggio 2008

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

venerdì, 16 maggio 2008
Il Sspiens aspirante sassofonista!

Luca Agnelli, sapiens che sa muovere le dita coordinando il suo fiato piega le ginocchia e si slancia in avanti con il busto. E’ preso dalle sonorità che l’aria produce muovendosi dentro il suo strumento curvo colore oro. L’aria si ferma sotto le sue dita che con scioltezza incrinano i tasti perlati del suo sax. E’ tutto quello che riesco a vedere un piede che batte il tempo, e cerca di emulare un sapiens ancora più evoluto nella musica, un’aspirante sassofonista.

I miei 360° di visuale imprigionano ritmo, muscoli periferici che scaricano a terra la rabbia di una nota uscita troppo alta e un’altra uscita  troppo bene. E’ sempre galvanizzante quella spinta impressa al suolo, è sempre rabbiosa perché pure se è quella giusta è una nota sola.

Le scale musicali arrivano alla testa e non si diramano alle arteriose tenaglie tattili che dirottano i flussi d’aria. Smette di suonare, io vedo solo le sue Converse rosse in prestito ma lo capisco che non c’è animo nella sua esecuzione. E’ tutta colpa dell’utilità maledetta e di una convinzione stentata che si è trasformata in scelta. La banda musicale aveva bisogno di un sassofono in gonnella, impara questo ti servirà istiga il maestro. E sassofono sia. Dalle  mani di un jazzista dannato che dormiva con il sax tra le coperte a una tastierista scadente che deve imparare a usare la sua bocca per suonare.

“R”. Spartiti pieni di quella lettera, che sta per “rifare”. Non c’è intesa, l’Anonimo Veneziano che gli danno per imparare non colpisce, non entra, non cattura ma incarcera, sbarre di pentagrammi tutti i suoi pomeriggi.

E si legge ancora la vergogna nel suo volto quando impugna il sax e lo vuole suonare. Ecco ci riprova. A occhi chiusi così nessun altro sapiens lo vede.

Polmoni come fibre tessili di un parapendio fanno scorrere il suono lungo un vecchio ottone e si svuotano, danno tutto, e non gli rimane niente. Chi sente la musica incita, suona suona, fammi sentire come suoni.

Ovunque la bellezza, anche nella musica, e qui non c’è. Così il piede batte più forte e rimane l’unico a ticchettare come un metronomo. L’aspirante sapiens sassofonista non incanala l’aria perché è un esercizio che non lo appaga.

Questo è l’unico video di lei che suona, e non ci sarebbe nemmeno se chi sente la musica non insisteva.

Vende per soldi, per musica su corde, per risentimento. Forse non lo suonerà mai più nessuno, ma c’è rimasta la sua saliva, che quando suonava gocciolava fino al pavimento. Fatiche che si univano per un’unica impresa: il bello. Quello che odiate a volte perché troppo preteso, troppo distante, inconciliabile alla mediocrità.

Altezza delle caviglie, la musica si può vedere anche da qui, anzi è uno spettacolo! Pensate cosa dev’essere vedere tutti i piedi, dritti e mancini, dei musicisti in un’orchestra che suona. Mi siedo, mi assimilo al terreno che assorbe le vibrazioni di voi sapiens e ascolto la vostra musica, aliena rispetto a tanti altri modi di esprimere cosa avete dentro.

 

 


Postato da: sfig a 21:49 | link | commenti


Commenti