visitato *loading* volte
Ritornato dalla Sicilia, e un po’ siciliano lo sono diventato. Ho girato per strade in salita, che poi sono diventate comode ed emozionanti discese, ho visto, sfiorato e anche toccato la natura e l’aria pura. Ho provato dei brividi per il mare azzurro e ho provato caldo per l’Africa vicina, divertito dal panorama visto dallo zaino di zia Fantasy e di BabyShot sono diventato un po’ siciliano, ma non di quei siciliani a cui gli americani ci hanno abituati, io parlo dei siciliani della Sicilia vera, dell’ultimo sud italiano, delle ultime speranze italiane, delle ultime mode, delle ultime città, delle ultime voci, degli ultimi italiani ma soprattutto dei primi che si incontrano nel mediterraneo e che danno il benvenuto agli stranieri. Sono diventato siciliano girando per paesini e entrando a Palermo, perdendomi tra strade trafficate e colorate da gente urlante, calda e vissuta. Mi sono perso girando per stradine e palazzi storici, passando tra raffinatezza e abbandono, mercati e chiese... perso nei colori del mare e di una terra che dall’alto ha i tratti del deserto. Rimango ancora sorridente e ancora più sporco e vissuto, ritornato da un viaggio lungo quanto l’Italia, vero quanto la gente che mi ha sempre osservato un po’ con aria strana ma mi ha sempre sorriso…




Sfig ha dato il via alla sua estate e ai suoi viaggi... sta scoprendo il mondo e scusatelo se non aggiorna spesso il suo diario di bordo, ma la vita da viaggiatore lo prende troppo e preferisce guardar le stelle su un tetto siciliano e provare anziché scrivere. Sfig sta viaggiando e ascolta musica, quella che passa senza troppi problemi, senza troppe decisioni. Sfig viaggia in automobile, tra curve da sentirsi male, tra montagne che guardano il sole ma non si fanno troppo riscaldare, Sfig si gode il mare cristallino e gioca con i pesci... Sfig riesce ad innamorarsi di tutti, e fa innamorare tutti di sè...
Sfig è molto riflessivo in questo periodo, ha visto cose nuove e riflette, pensa e vive. Sfig continua a viaggiare per arricchire il suo diario, Sfig prossimamente vi lascerà avventure vissute in 80 passetti piccoli piccoli fatti per osservar tutto, per capir tutto, per assaporar tutto, per sentire aria nuova, aria diversa...

PRINCESA - Fabrizio De Andrè

Sono la pecora sono la vacca
che agli animali si vuol giocare
sono la femmina camicia aperta
piccole tette da succhiare
Sotto le ciglia di questi alberi
nel chiaroscuro dove son nato
che l'orizzonte prima del cielo
ero lo sguardo di mia madre
"che Fernandino è come una figlia
mi porta a letto caffè e tapioca
e a ricordargli che è nato maschio
sarà l'istinto sarà la vita"
e io davanti allo specchio grande
mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
tra le gambe una minuscola fica
nel dormiveglia della corriera
lascio l'infanzia contadina
corro all'incanto dei desideri
vado a correggere la fortuna
nella cucina della pensione
mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magia
saranno seni miracolosi
perché Fernanda è proprio una figlia
come una figlia vuol far l'amore
ma Fernandino resiste e vomita
e si contorce dal dolore
e allora il bisturi per seni e fianchi
in una vertigine di anestesia
finché il mio corpo mi rassomigli
sul lungomare di Bahia
sorriso tenero di verdefoglia
dai suoi capelli sfilo le dita
quando le macchine puntano i fari
sul palcoscenico della mia vita
dove tra ingorghi di desideri
alle mie natiche un maschio s'appende
nella mia carne tra le mie labbra
un uomo scivola l'altro si arrende
che Fernandino mi è morto in grembo
Fernanda è una bambola di seta
sono le braci di un'unica stella
che squilla di luce di nome Princesa
a un avvocato di Milano
ora Princesa regala il cuore
e un passeggiare recidivo
nella penombra di un balcone
Fernandino è il bene e il male, lo shock della convenzionalità, il segreto di qualcuno. Fernanda ha lasciato una pelle liscia e chiara a Fernandino che ora si fa accarezzare da mani delicate.
Fernandino non si riconosce e sembra una donna anche per sua madre, ricopre le palpebre di polveri colorate davanti allo specchio ma gli piacciono ancora la pistole e ha braccia forti che ne vogliono stringerne altre di più morbide.
Fernanda è la figlia disobbediente e Fernandino l’anima fragile, come la dea Ishatar sono l’amore e la guerra in una moderna Mesopotamia che cerca di conquistare l’Africa di se stessa.
Fernanda ha sciolto le sue trecce, ha sbottonato la sua camicia,
ha lasciato se stessa in un pozzo profondo sotto la luna, e tutte le notti
esce randagia tra i suoi sogni e rimane sotto il cielo all’ombra di ciò che non è.
Fernandino si avvelena e si cura,
fa morire le sue cellule monogame,
e le intossica nelle notti con respiri spezzati sul punto di svenire.
Fernanda si guarda i seni e prova a sentirsi orgogliosa.
Fernandino cerca le linee maschie del suo volto, le fibre dure della sua anima,
la traccia di una scelta già avvenuta.
Fernanda implora pietà e come una donna seduce la sua paura.
Fernandino la bacia e alle sue spalle affonda la lama,
e su se stesso la verità spergiura.