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lunedì, 14 luglio 2008
tale qua...


Ritornato dalla Sicilia, e un po’ siciliano lo sono diventato. Ho girato per strade in salita, che poi sono diventate comode ed emozionanti discese, ho visto, sfiorato e anche toccato la natura  e l’aria pura. Ho provato dei brividi per il mare azzurro e ho provato caldo per l’Africa vicina, divertito dal panorama visto dallo zaino di zia Fantasy e di BabyShot sono diventato un po’ siciliano, ma non di quei siciliani a cui gli americani ci hanno abituati, io parlo dei siciliani della Sicilia vera, dell’ultimo sud italiano, delle ultime speranze italiane, delle ultime mode, delle ultime città, delle ultime voci, degli ultimi italiani ma soprattutto dei primi che si incontrano nel mediterraneo e che danno il benvenuto agli stranieri.  Sono diventato siciliano girando per paesini e entrando a Palermo, perdendomi tra strade trafficate e colorate da gente urlante, calda e vissuta. Mi sono perso girando per stradine e palazzi storici, passando tra raffinatezza e abbandono, mercati e chiese... perso nei colori del mare e di una terra che dall’alto ha i tratti del deserto.  Rimango ancora sorridente e ancora più sporco e vissuto, ritornato da un viaggio lungo quanto l’Italia, vero quanto la gente che mi ha sempre osservato un po’ con aria strana ma mi ha sempre sorriso…

san vitogeraci

sole

palemmo


Postato da: sfig a 11:04 | link | commenti

martedì, 08 luglio 2008
Sfig è in viaggio!

Sfig ha dato il via alla sua estate e ai suoi viaggi... sta scoprendo il mondo e scusatelo se non aggiorna spesso il suo diario di bordo, ma la vita da viaggiatore lo prende troppo e preferisce guardar le stelle su un tetto siciliano e provare anziché scrivere. Sfig sta viaggiando e ascolta musica, quella che passa senza troppi problemi, senza troppe decisioni. Sfig viaggia in automobile, tra curve da sentirsi male, tra montagne che guardano il sole ma non si fanno troppo riscaldare, Sfig si gode il mare cristallino e gioca con i pesci... Sfig riesce ad innamorarsi di tutti, e fa innamorare tutti di sè...

Sfig è molto riflessivo in questo periodo, ha visto cose nuove e riflette, pensa e vive. Sfig continua a viaggiare per arricchire il suo diario, Sfig prossimamente vi lascerà avventure vissute in 80 passetti piccoli piccoli fatti per osservar tutto, per capir tutto, per assaporar tutto, per sentire aria nuova, aria diversa...

 

sfig in spiaggia

Postato da: sfig a 10:11 | link | commenti (1)

venerdì, 04 luglio 2008

PRINCESA - Fabrizio De Andrè

 

Sono la pecora sono la vacca

che agli animali si vuol giocare

sono la femmina camicia aperta

piccole tette da succhiare

 

Sotto le ciglia di questi alberi

nel chiaroscuro dove son nato

che l'orizzonte prima del cielo

ero lo sguardo di mia madre

 

"che Fernandino è come una figlia

mi porta a letto caffè e tapioca

e a ricordargli che è nato maschio

sarà l'istinto sarà la vita"

e io davanti allo specchio grande

mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi

tra le gambe una minuscola fica

 

nel dormiveglia della corriera

lascio l'infanzia contadina

corro all'incanto dei desideri

vado a correggere la fortuna

 

nella cucina della pensione

mescolo i sogni con gli ormoni

ad albeggiare sarà magia

saranno seni miracolosi

 

perché Fernanda è proprio una figlia

come una figlia vuol far l'amore

ma Fernandino resiste e vomita

e si contorce dal dolore

 

e allora il bisturi per seni e fianchi

in una vertigine di anestesia

finché il mio corpo mi rassomigli

sul lungomare di Bahia

 

sorriso tenero di verdefoglia

dai suoi capelli sfilo le dita

quando le macchine puntano i fari

sul palcoscenico della mia vita

 

dove tra ingorghi di desideri

alle mie natiche un maschio s'appende

nella mia carne tra le mie labbra

un uomo scivola l'altro si arrende

 

che Fernandino mi è morto in grembo

Fernanda è una bambola di seta

sono le braci di un'unica stella

che squilla di luce di nome Princesa

 

 

a un avvocato di Milano

ora Princesa regala il cuore

e un passeggiare recidivo

nella penombra di un balcone

 

 

 

Fernandino è il bene e il male, lo shock della convenzionalità, il segreto di qualcuno. Fernanda ha lasciato una pelle liscia e chiara a Fernandino che ora si fa accarezzare da mani delicate.

Fernandino non si riconosce e sembra una donna anche per sua madre, ricopre le palpebre di polveri colorate davanti allo specchio ma gli piacciono ancora la pistole e ha braccia forti che ne vogliono stringerne altre di più morbide.

Fernanda è la figlia disobbediente e Fernandino l’anima fragile, come la dea Ishatar sono l’amore e la guerra in una moderna Mesopotamia che cerca di conquistare l’Africa di se stessa.

Fernanda ha sciolto le sue trecce, ha sbottonato la sua camicia,

ha lasciato se stessa in un pozzo profondo sotto la luna, e tutte le notti

esce randagia tra i suoi sogni e rimane sotto il cielo all’ombra di ciò che non è.

Fernandino si avvelena e si cura,

fa morire le sue cellule monogame,

e le intossica nelle notti con respiri spezzati sul punto di svenire.

Fernanda si guarda i seni e prova a sentirsi orgogliosa.

Fernandino cerca le linee maschie del suo volto, le fibre dure della sua anima,

la traccia di una scelta già avvenuta.

Fernanda implora pietà e come una donna seduce la sua paura.

Fernandino la bacia e alle sue spalle affonda la lama,   

e su se stesso la verità spergiura.

 

 

 

Postato da: sfig a 21:27 | link | commenti